Corso Serale

Da Mercoledì 26 Ottobre 2016 a Mercoledì 23 Novembre 2016
Ore: 21.00
Numero lezioni: 5 (Ogni Mercoledì) + un’uscita fotografica (Domenica 27 Novembre)
Prezzo: 100 €

Le lezioni si terranno nel mio studio a Rispescia: INDICAZIONI

Il corso è indirizzato ai principianti, gli argomenti trattati sono i seguenti:

  • La macchina fotografica e le sue componenti fondamentali
  • L’esposizione
  • La composizione
  • Cenni sulla post-produzione (Photoshop, Lightroom e Gimp)

Chiunque fosse interessato è pregato di compilare questo modulo: MODULO DI PRE-ISCRIZIONE (La compilazione del modulo non vincola all’iscrizione al corso, i dati raccolti verranno utilizzati esclusivamente ai fini del corso in oggetto)

 

Corso Pomeridiano (NUMERO CHIUSO)

Da Sabato 29 Ottobre 2016 a Sabato 3 Dicembre 2016
Ore: 14.30
Numero di lezioni: 5 (Ogni Sabato, ad eccezione del 5 Novembre)
Prezzo: 150 €  
NUMERO MASSIMO DI ISCRITTI: 5

Le lezioni si terranno nel mio studio a Rispescia: INDICAZIONI

Il corso pomeridiano ha un prezzo superiore al corso serale perché prevede un numero massimo di 5 iscritti. Il numero chiuso mi permetterà di seguire tutti gli iscritti modo molto approfondito. Inoltre l’orario permetterà effettuare anche lezioni all’aperto, focalizzando maggiormente il corso sugli aspetti pratici. Per questo motivo non è prevista un’uscita finale.

Il corso è indirizzato ai principianti, gli argomenti trattati sono i seguenti:

  • La macchina fotografica e le sue componenti fondamentali
  • L’esposizione
  • La composizione
  • Cenni sulla post-produzione (Photoshop, Lightroom e Gimp)

Chiunque fosse interessato è pregato di compilare questo modulo: MODULO DI PRE-ISCRIZIONE (La compilazione del modulo non vincola all’iscrizione al corso, i dati raccolti verranno utilizzati esclusivamente ai fini del corso in oggetto)

 

Per Informazioni:

Francesco Rossi
347 7000 325
francescorossifotografo@gmail.com
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Sito Web

Se i corsi in gruppo non fanno per te, oppure sei interessato ad approfondire argomenti particolari, è possibile organizzare un ciclo di lezioni private. Per maggiori informazioni clicca qua: Lezioni Private di Fotografia

 

Corso Base di fotografia a Grosseto


 

 

 

Tengo corsi di fotografia dal 2009, e durante degli ultimi anni ho cominciato a ricevere sempre più spesso richieste di lezioni private, così ho deciso di provare e, sorpresa, mi sono reso conto che hanno un sacco di vantaggi rispetto ai corsi collettivi.
In primo luogo perché durante una lezione faccia a faccia è molto più facile fare domande ed ottenere risposte precise. Posso seguire passo dopo passo chi mi sta di fronte, plasmando il programma delle lezioni sulle sue specifiche esigenze. E’ possibile approfondire argomenti molto particolari o dedicare tutto il tempo necessario alla revisione  ed al commento delle foto realizzate.
Sono indicate per chi è alle prime armi e vuole capire come funziona la sua macchina fotografica, ma sono altrettanto utili per chi ha già esperienza e vuole migliorare la sua conoscenza su argomenti specifici (es.: post-produzione, ritrattistica, uno del flash, fotografia notturna ecc.).

Normalmente prevedo dei cicli di 4 lezioni, ma naturalmente il numero può variare in relazione alle vostre esigenze.

Se avete degli amici che condividono con voi la passione per la fotografia è possibile organizzare piccoli gruppi (max 3 persone).

Contattatemi e concorderemo date, orari ed argomenti da trattare.

Prezzi:
-Singola Lezione individuale  60 €
– Pacchetto di 4 lezioni individuali 200 €

– Singola Lezione di gruppo 50 €
-Pacchetto di 4 Lezioni di Gruppo 150 € (a testa)

DOVE SONO

Il mio studio si trova a Rispescia (a 10 minuti dal centro di Grosseto), l’indirizzo è S.P.59 di Alberese n.143.
Qui il link alla mappa con le indicazioni: https://goo.gl/maps/Qvomf

Per informazioni:
Francesco Rossi
francescorossifotografo@gmail.com
347 7000 325
www.francescorossi.photography 

 

Corsi di Fotografia Grosseto

 

Data Inizio: Mercoledì 20 Aprile 2016

Orario Lezioni: Ogni Mercoledì alle 21.15
Numero Lezioni: 5
Prezzo: 150 €

Numero massimo di  partecipanti: 5

Se interessati siete pregati di compilare il modulo di pre-iscrizione che trovate qua: MODULO

 

Programma:

Impostare la macchina fotografica (esposimetro, ISO, tempi e diaframmi)

Composizione

Esercitazioni pratiche in studio

Revisione delle foto realizzate dai partecipanti

Cenni sulla post produzione digitale

 

Materiale didattico fornito agli iscritti: Dispense del corso

DOVE SONO
Il mio studio si trova a Rispescia (a 10 minuti dal centro di Grosseto), l’indirizzo è S.P.59 di Alberese n.143.
Qui il link alla mappa con le indicazioni: https://goo.gl/maps/Qvomf

 

Per informazioni:
Francesco Rossi
francescorossifotografo@gmail.com
347 7000 325
www.francescorossi.photography 

Corso Fotografia Grosseto

 

Nocera Terinese

Nocera Terinese (CZ), circa un anno fa.
Sono nel magazzino di  Vito, un flagellante -nel dialetto locale un vattiente- uno di quelli che si infliggono ferite per espiare colpe, onorare voti o semplicemente per estrema devozione. 

La flagellazione avviene nelle vie del paese, in occasione del venerdì e del sabato santo, in contemporanea alla processione della Madonna dell’Addolorata, ma i flagellanti la vivono individualmente, battendosi con il cardo davanti alle chiese e alle case di amici e parenti e segnando poi i muri col loro sangue.

Il rito  ha origini antiche,  per alcuni studiosi addirittura pagane, secondo altri avrebbe invece origini medievali.

Vito non sembra curarsi di tutto questo, mentre ci offre un bicchiere di vino e chiacchiera con amici e familiari nel suo magazzino. C’è un clima che non ti aspetti, insolitamente disteso, leggero e conviviale. Da sagra di paese, oserei dire. Dopotutto, al netto del simbolismo religioso e del sangue che tra poco colerà sui polpacci del vattiente, questa è pur sempre una festa. E lui, Vito, è il festeggiato, il protagonista, l’eroe del giorno, per il piccolo comitato di parenti ed amici che si è riunito per festeggiare la Pasqua e che tra poco lo assisterà nella preparazione e lo seguirà durante la flagellazione. Alcuni sono tornati in paese dal nord, altri risiedono a Nocera.

Vito è orgoglioso del suo ruolo e nell’attesa risponde alle domande e racconta aneddoti sui vattienti storici di Nocera Terinese.
E’ una persona normale, sicuramente credente, ma non un fanatico cattolico. Tra poco metterà in scena uno spettacolo che sta a metà strada tra l’estrema devozione religiosa e la rievocazione di un’antica tradizione popolare.

VIto, il vattiente, nel suo magazzino dove tra poco si preparerà al rito. Fuori il suo "acciomu" xxxx, parla con gli amici xxx e xxx

ll Vattiente, iniziazione

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L’Ecce Homo, in dialetto Acciomu, rappresenta il Cristo che, dopo la flagellazione, viene presentato al popolo da Pilato, usando l’espressione “Ecco l’Uomo” (in latino Ecce Homo). Durante il rito, vattiente e acciomu sono legati da una cordicella, che simboleggia la continuità tra le due figure: Il Cristo flagellato ed il Cristo offerto agli uomini dopo la flagellazione.

vattienti

Francesco, vecchio vattiente, prende il cardo con cui assesterà la prima cardata sulle gambe di Vito.
“La prima cardata gliela faccio tirare sempre, visto che si da da fare per me e mi prepara [alla flagellazione], perché con il mio mal di schiena evito di prepararmi da solo. E’ un atto di rispetto per me ed un grande onore per lui”

Francesco ha inflitto le prime quattro cardate sulle gambe di Vito, il vattiente marchierà il petto dell'acciomu con la rosa imbevuta del suo sangue

Francesco ha inflitto le prime quattro cardate sulle gambe di Vito.

Vattiente

Vito si incammina per le vie del paese col suo piccolo corteo al seguito: amici e parenti, l’acciomu ed Eugenio che porta il vino che verrà versato sulle sue ferite.
Il vino simboleggia l’aceto dato a Gesù con la spunga e nel rito ha lo scopo pratico di disinfettare le ferite ed evitare la coagulazione, in modo che il sangue possa scorrere copioso sulle gambe del vattiente.

Gli apostoli portano la statua della Pietà fuori dalla chiesa di San Giovanni Battista, nella piazza centrale del paese. La statua, in legno di pero pesa circa 5 quintali e risale al 1300

Intanto in paese inizia la processione e gli apostoli portano la statua della Pietà fuori dalla chiesa di San Giovanni Battista, nella piazza centrale del paese. La statua, in legno di pero pesa circa 5 quintali e risale al 1300.
Vattienti

Vito si batte di fronte alla statua della Madonna dell’Addolorata. Durante il rito della flagellazione i vattienti non seguono la processione, ma devono incontrare almeno una volta la Madonna.

Vattienti

Il vattiente si batte sui gradini della casa di Vincenza, sua zia, vedova del Vattiente storico Vittorio.

“Vittorio fu uno di quei vattienti che, insieme al fratello Bruno venne rinchiuso in caserma allorchè si voleva impedire il rito con la forza [negli anni sessanta la chiesa e lo stato si opposero duramente al rito]. Continuarono a flagellarsi in caserma
mettendo paura al comandante dei carabinieri che li liberò [Dissero al comandante che si sarebbero battuti fino al dissanguamento]”
Per questo la casa di Zia Vincenza è una tappa quasi obbligatoria per ogni flagellante.

Vito lava le ferite e le friziona con l'infuso al rosmarino, per disinfettarle e fermare l'emoragia

Vito lava le ferite e le friziona con l’infuso al rosmarino, per disinfettarle e fermare l’emoragia

Il vattiente sciacqua le ferite, sulle gambe sono ben visibili i segni delle cardate

Vito sciacqua le ferite. Sulle gambe sono ben visibili i segni delle cardate.
Il “cardo” e la “rosa” sono gli strumenti usati dal vattiente durante il rito. Sono entrambi dischi di sughero di circa 10 cm di diametro. La rosa ha entrambe le superfici levigate, sul cardo, invece, sono fissate 13 schegge di vetro (lanze) affogatie in una colata di cera vergine che ne lascia uscire le estremità per circa tre millimetri. Le 13 Lanze simboleggiano Gesù con i 12 apostoli. Una delle lanze è più lunga delle altre e simboleggia l’apostolo Giuda. Il Cardo è lo strumento con cui il vattiente si flagella, la rosa viene invece usata per pulire il sangue e marchiare l’acciomu e gli edifici di fronte ai quali si flagella

Dopo il lavaggio vito si riunisce in casa sua con i parenti e gli amici che lo hanno seguito e si prepara per la cena

Dopo il lavaggio Vito si riunisce in casa sua con i parenti e gli amici che lo hanno seguito e si prepara per la cena

 

Flagellante

Il sangue dei vattienti, misto al vino, resta sul terreno e non verrà lavato via

 

 

Se hai orari di lavoro impossibili, l’esigenza di approfondire argomenti particolari o, più semplicemente,  pensi che i corsi di gruppo non facciano al caso tuo, le lezioni individuali possono essere una buona soluzione.

Concorderemo date, orari ed argomenti da trattare in base alle tue specifiche esigenze.

Prezzi:
– Lezione singola 60 €
– Pacchetto di 4 lezioni 200 €

DOVE SONO

Il mio studio si trova a Rispescia (a 10 minuti dal centro di Grosseto), l’indirizzo è S.P.59 di Alberese n.143.
Qui il link alla mappa con le indicazioni: https://goo.gl/maps/Qvomf

 

Per informazioni:
Francesco Rossi
francescorossifotografo@gmail.com
347 7000 325
www.francescorossi.photography 

 

Corso di Fotografia Grosseto

 

 

Wedding Photographer Grosseto

Wedding Photographer Grosseto

Wedding Photographer Grosseto

Wedding Photographer Grosseto

Wedding Photographer Grosseto

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Wedding Photographer Castiglione della Pescaia

Wedding Photographer Castiglione della Pescaia

Wedding Photographer Castiglione della Pescaia

Wedding Photographer Castiglione della Pescaia

Wedding Photographer Castiglione della Pescaia

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Wedding Photographer Castiglione della Pescaia

Wedding Photographer Castiglione della Pescaia

Wedding Photographer Castiglione della Pescaia

Wedding Photographer Maremma

Wedding Photographer Maremma

Wedding Photographer Maremma

Wedding Photographer Maremma

Wedding Photographer Maremma

Wedding Photographer Maremma

Wedding Photographer Maremma

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Wedding Photographer Maremma

 

 

Wedding Photographer Maremma

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Wedding Photographer Maremma

Wedding Photographer Maremma

Wedding Photographer Grosseto

Wedding Photographer Grosseto

Wedding Photographer Grosseto

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Wedding Photographer Grosseto

Wedding Photographer Grosseto

Wedding Photographer Grosseto

Wedding Photographer Grosseto

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Wedding Photographer Grosseto

Wedding Photographer Grosseto

Wedding Photographer Grosseto

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Wedding Photographer Lari

Wedding Photographer Lari

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Wedding Photographer Lari

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Wedding Photographer Lari

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Corso Base di Fotografia (serale)

Data Inizio: Mercoledì 20 Gennaio 2016
Orario Lezioni: Ogni Mercoledì alle 21.15
Numero Lezioni: 5
Prezzo: 140 €

Numero massimo di  partecipanti: 8

Se interessati siete pregati di compilare il modulo di pre-iscrizione che trovate qua: MODULO

Il corso, indirizzato ai principianti, si articola su due filoni, il primo, squisitamente tecnico, è finalizzato alla trasmissione delle nozioni di base necessarie alla realizzazione di una buona fotografia, mentre il secondo si propone di aiutare gli iscritti a porre le basi per la costruzione di una propria “personalità fotografica” attraverso la discussione critica degli scatti realizzati.
Se hai una reflex e non sai come usarla, questo è il corso adatto a te.

Argomenti trattati:
– Funzionamento di una macchina fotografica
– Esposimetro ed esposizione
– Cenni sulla post-produzione digitale
– Commento e valutazione delle immagini realizzate dagli iscritti

Materiale didattico fornito agli iscritti: Dispense del corso

 

 

Corso Base di Fotografia (pomeridiano)

Data Inizio: Sabato 23 Gennaio 2016
Orario Lezioni: Ogni Sabato alle 14.30
Numero Lezioni: 5
Prezzo: 140 €

Numero massimo di  partecipanti: 8

Se interessati siete pregati di compilare il modulo di pre-iscrizione che trovate qua: MODULO

Il corso, indirizzato ai principianti, si articola su due filoni, il primo, squisitamente tecnico, è finalizzato alla trasmissione delle nozioni di base necessarie alla realizzazione di una buona fotografia, mentre il secondo si propone di aiutare gli iscritti a porre le basi per la costruzione di una propria “personalità fotografica” attraverso la discussione critica degli scatti realizzati.
Se hai una reflex e non sai come usarla, questo è il corso adatto a te.

Argomenti trattati:
– Funzionamento di una macchina fotografica
– Esposimetro ed esposizione
– Cenni sulla post-produzione digitale
– Commento e valutazione delle immagini realizzate dagli iscritti

Materiale didattico fornito agli iscritti: Dispense del corso

 

 

Lezioni Individuali

Normalmente prevedo dei pacchetti di 4 lezioni al prezzo di 200 €.
Date, orari ed argomenti verranno concordati con i partecipanti in funzione delle loro esigenze specifiche.

Le lezioni individuali sono espressamente pensate per coloro che hanno già una conoscenza di base e vogliono approfondire argomenti specifici, ma ovviamente sono aperte anche a chi sarebbe interessato ai corsi base ma non può seguirli per problemi di orario.

 

DOVE SIAMO
Il mio studio si trova a Rispescia (a 10 minuti dal centro di Grosseto), l’indirizzo è S.P.59 di Alberese n.143. Per chi conosce la zona, ci trovate proprio accanto al ristorante Da Remo.
per tutti gli altri, qui trovate il link alla mappa con le indicazioni:https://goo.gl/maps/Qvomf
Su Google Maps cercate “Francesco Rossi Fotografo”.

 

Per informazioni:

Francesco Rossi
francescorossifotografo@gmail.com
347 7000 325
www.francescorossi.photography 

 

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TRIESTE

E’ una mattina di fine Novembre, sono a Trieste.
Aspettavo un treno ma è arrivata la bora. Almeno così dicono i triestini che ho intorno. Fradicio di pioggia addento un panino.

Io la bora non l’ho mai vista prima, me la immaginavo più forte.

Trieste è bella, anche se oggi la vedo umida, grigia, ghiaccia.
La luce è piatta, diffusa, il cielo, se scatti, viene bianco.

Da qua inizio il viaggio che, circa un mese e 5000 km dopo, mi porterà a Gallipoli. Nel mezzo la strada, quella sbagliata, quella più lunga, quella che passa dai Balcani.

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LUBIANA

Prendo il primo treno e mi ritrovo a camminare per le strade di Lubiana.
Mentre cerco l’ostello nevica.
Non so un cazzo di Lubiana, neppure dovevo essere qua. Dovevo andare a Zagabria, passarci la notte e ripartire. Ma ho fatto un cavolo di casino con gli orari dei treni, così ora sono qua.

Sbaglio strada, un’altra volta, perché il nevischio si appiccica al display del telefono e non mi fa zoommare la mappa e io cammino per dieci minuti nella direzione sbagliata.  Dentro alla giacca fa un caldo bestiale e fuori si gela.

Poi c’è quel velo di disagio che mi si appoggia addosso tutte le volte che metto piede in un posto nuovo.
Non è una brutta sensazione, sia chiaro, è solo strana e poi passa subito.

Dovrò sentirla altre altre dieci, dodici volte, questa sensazione. Così come dovrò cambiare i soldi cinque, sei volte e dovrò farmi timbrare il passaporto otto o nove volte.

Mi fermo poco a Lubiana, ho solo il tempo di fare una passeggiata, ma la città è bella, un po’ squadrata, socialista, ma anche un po’ austriaca. Sa di gulasch e odora di legna al fuoco.

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ZAGABRIA

Zagabria, come Lubiana, si sarebbe meritata più tempo, ma ho fretta di raggiungere Sarajevo.

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Sul treno per Sarajevo ci sono Maeva e Philip. Lui studia ingegneria a Zagabria e sta tornando a casa in una cittadina di cui non ricordo il nome. E’ timido e sorride divertito, quando Maeva gli fa vedere un foglietto con le parole croate di uso comune.

Maeva invece viene da Parigi, è partita pochi giorni dopo l’attentato e ha un trolley enorme, smisurato. Gli ha anche dato un nome, lo chiama Diego, o Dario, non ricordo.
Dice che è importante viaggiare in questo momento, per lei è una specie di missione. Fa la guida turistica e forse c’è un leggero conflitto di interessi, ma espone due motivi semplici e assolutamente condivisibili a sostegno della sua tesi.
Il primo è in riferimento al terrorismo, dice che se ci facciamo spaventare, facciamo il gioco di chi fa gli attentati. Il secondo è in riferimento al colore della sua pelle, mi spiega che viaggiando all’estero, in paesi dove le persone di colore sono percepite come poveracci, individui devianti e pericolosi – e l’Italia, lo sappiamo, è uno di questi – da il suo piccolo contributo per scardinare questa visione.
Finisce di parlare. Ride.

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SARAJEVO

E finalmente arrivo a Sarajevo. Beh, la storia dell’assedio la conoscete tutti.
Io ci sono cresciuto con quelle immagini là, avevo 14 anni o giù di lì. Credo che sia stata la prima guerra a cui ho assistito con un certo livello di consapevolezza. Quella poi è stata una guerra schifosa, complicata.

Io Sarajevo me la immaginavo proprio così, avvolta dall’inverno, sotto ad un cielo grigio-bianco. Sospesa. Silenziosa.
Non so perché, ma era proprio così nella mia testa.
E così è anche la mattina del 26 Novembre, quando comincio a camminare prendendo una strada in salita. Mi trovo di fronte ad uno dei tanti cimiteri che ci sono in città. Ma questo è enorme, non se ne vede la fine. Poi il Muezzin comincia a pregare, e dopo lui un altro e un altro ancora. Gli altoparlanti sfondati dei minareti gracchiano fuori tempo e le voci si fondono in un’unica cantilena che ha un che di lisergico.

Sarajevo è un santuario ed io sono in trance.

Ci sono i nostalgici di Tito, i branchi di cani randagi, il bazar, il caffè turco, i fori dei proiettili nei muri. C’è Dada che mi dice che vorrebbe una bottiglia d’olio d’oliva toscano e poi mi racconta che nella stanza dove sto vedendo quel concerto, durante l’assedio, organizzavano spettacoli, perché, essendo sotto terra, era un rifugio sicuro durante i bombardamenti. Ci sono le Rose di Sarajevo. C’è una città intera che è un monumento, un continuo rimando alla memoria della guerra.

Sarajevo, oltre che di polvere da sparo, odora di Cevapi. Beh io ad essere onesto non li ho mangiati a Sarajevo, ma a Mostar. Però mi dicono che quelli di Sarajevo sono i più buoni di tutta la Bosnia.

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MOSTAR

La storia recente di Mostar è nota.
Quando la Bosnia dichiarò la sua indipendenza fu occupata dal JNA e dalle truppe serbe e montenegrine.
La popolazione, Croati e Musulmani, si organizzò, respingendo gli occupanti e resistendo all’assedio che seguì.
Era il ’92.

Un anno dopo gli assedianti si erano ritirati, ma le due fazioni, i Croati di Herzegovina ed i Bosgnacchi (che sarebbero i Bosniaci Musulmani), che fino a quel momento avevano convissuto pacificamente, cominciarono a combattere per il controllo della città. Durante gli scontri i Croati bombardarono e distrussero il famoso ponte, dividendo in due Mostar.
Era il ’93.

Oggi, nel 2015, il ponte è tornato al suo posto, restaurato dopo la guerra anche con l’ausilio di fondi internazionali. Mostar è tra le città più ricche della Bosnia.
Sul ponte e nella città vecchia si trova spesso la scritta “Don’t Forget ’93”. Fuori invece, come a Sarajevo e forse anche di più, si trovano ancora edifici pieni di fori di pallottole. Alcuni hanno così tanti buchi che ti viene da pensare che si divertissero a sparare nei muri.

C’è il ponte, c’è una città ancora divisa in due, ci sono i negozietti di souvenir che vendono gli elmetti del JNA e ci sono tante, troppe ragazzine che si fanno selfie.

Poi c’è il fratello di Miran, il padrone dell’ostello. Nella stanza comune ci sono le foto di lui durante la leva militare, sorride, è gasato, ha un fucile d’assalto in mano.
Lì per lì mi faccio una pessima opinione di lui, ma poi s’incazza quando gli dico che non sono riuscito a trovare il tempo di passare da quella piazza che mi ha detto, quella dove hanno ammazzato il giornalista italiano con un colpo di mortaio.
Ci regalava la cioccolata e le caramelle durante la guerra, dice ancora incazzato, riferendosi al giornalista, poi mi prende e mi fa sedere sul divano, raduna anche gli altri ospiti dell’ostello e ci fa vedere un documentario sulla guerra combattuta qua a Mostar. L’opinione che mi sono fatto di lui cambia improvvisamente. Che gente… Mi piace.

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DUBROVNIK

Il giorno seguente sono a Dubrovnik, che è una città bellissima, ha una grande storia, ma è piena di turisti ed io comincio a non sopportarli più, i turisti. E poi col ricordo di Sarajevo ancora fresco in testa, beh…

Quindi sono di nuovo in Croazia e scopro che le kune non bastano mai.

Nota pop, per chi non lo sapesse, è qua a Dubrovnik che hanno decapitato Eddard Stark.

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PODGORICA

A Podgorica arrivo dopo quattro ore di autobus.
Dal punto di vista paesaggistico il Montenegro è incredibile, ma Podgorica…

Scendo dall’autobus e comincio a camminare verso l’ostello. Mi guardo intorno e mi dico, ok sono in periferia. Ci sono i blok, è notte, vedo solo le luci delle finestre. Stando a Google dovrei essere vicino al centro, ma il centro è come la periferia. Podgorica è una città fatta solo di periferia. Non ha un centro. O meglio, non ha quello che un italiano è abituato ad identificare come il centro di una città.

Il posto ha comunque un suo innegabile appeal e la gente è gradevole.

Entro nell’ostello, che poi sono due piani di una palazzina non lontana dalla stazione. Dino mi accoglie, parla francese malissimo. Io non lo parlo affatto il francese, ma qualcosa mi dice che il suo è pessimo.
E’ lampante che Dino si sia sforzato per rendere il posto accogliente, ha dipinto le pareti di rosa e di verde, le ha tappezzate con post-it inneggianti all’amicizia, ha comprato un grosso televisore. Lo accende riceve la Rai.
Oddio no, non qua, non la guardo neppure a casa la TV.

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BELGRADO

A Belgrado c’è un fiume di gente, poi ci sono due fiumi veri, la Sava ed il Danubio. Qua il primo muore nel secondo, mentre io passeggio giù a Savamala.

Mi dicono che qui hanno comprato tutto i soliti arabi vergognosamente ricchi, che butteranno giù il vecchio per costruire il nuovo. La solita storia insomma.
Parlano di Belgrado come della nuova Berlino, poi dicono pure che diventerà la Dubai dei Balcani.
Ecco, mi domando se il mondo abbia davvero bisogno di un’altra Dubai.

Belgrado è bella e sudicia di fuliggine. No, non è bella, è altera, è severa. E’ intrigante.

Sembra che stia per succedere qualcosa di grosso qua, non oggi, non domani, ma nei prossimi anni. Arriva gente da tutto il mondo.
Al tramonto incrocio un gruppo di cinesi, uno sembra importante, sta con le mani conserte all’altezza dell’inguine e guarda dritto davanti a sé. Sguardo dritto e schiena dritta, sembra un soldatino.
E’ proprio come t’immagini un cinese importante, anche se poi magari non lo è, io non so chi sia questo tizio. Non si volta verso gli altri che gli si affannano intorno e gli parlano con atteggiamento ossequioso.

A Belgrado la mattina l’aria scende in gola ruvida.
C’è il vecchio ministero della difesa, bombardato da noi, dalla NATO, durante la guerra. Lo hanno lasciato lì, così, distrutto, un altro monumento alla memoria.

I vecchi giocano a scacchi nel parco. Mi avvicino, uno mi fa capire che vuole giocare con me, io sorrido, alzo la mano e declino l’invito. In merito agli scacchi so solo che il cavallo muove ad elle.

 

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SKOPJE

Skopje è tutta sbagliata.
Cammino sul ponte illuminato, in mezzo a monumenti decisamente fuori misura, di fronte a me c’è un tempio greco, o romano, o quello che è. E’ tutto finto, è tutto smisurato, ma soprattutto è fuori contesto.
Arrivo dall’ostello, a meno di un chilometro da qui, un quartiere che di notte mette paura. Macerie, strade buie, cani randagi e ora, di punto in bianco,  mi si para davanti Las Vegas.
Continuo a passeggiare con un grosso “Perché?” che mi rimbalza nella testa.

Skopje è una contraddizione.
Mi addentro nella città vecchia, c’è un bazar fantastico, è proprio come ti immagineresti un bazar, con le spezie e tutto il resto.
Poi torno nella zona nuova del centro e trovo Alex che fa i numeri coi rollerblade ai piedi.  Mi dice che sta raccogliendo i soldi per curare un suo amico.
Mi fido di lui, i soldi glieli do. Sempre meglio a lui che a quel lustrascarpe col cappellino con su scritto “Boss”, che mi ha rincorso con la spazzola in mano.

Poi c’è Banda, il padrone dell’ostello, mi dice che la terza guerra mondiale è già scoppiata, che non si combatte con le armi, e che oggi fa così freddo per via delle scie chimiche.
Forse ha ragione lui. Chissà, siamo a Skopje, tutto è possibile.

Dopo un giorno qua ho le idee abbastanza confuse. E’ tempo di ripartire.

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SOFIA

E’ domenica, strade vuote, se si eccettua qualche sparuto sniffatore di colla.
Coi bulgari di Sofia non mi trovo, non ci prendiamo. O meglio, loro si prendono sempre qualche soldo in più dal resto, ed io me la prendo con loro. E’ una cosa quasi sistematica, i camerieri si fanno la mancia da soli.
Mi fermo decisamente troppo tempo in questa città grigia, ghiaccia e un po’ triste.
Non c’è nulla da fare, io ed i bulgari di Sofia non andiamo d’accordo.

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ISTANBUL

Arrivo alle cinque e mezza del mattino. La stazione è piena di gatti e di colori.
Sono ad Istanbul, dopo quasi dieci ore di viaggio, con quel turco che sul treno  stava qualche sedile più indietro e perdeva aria da tutti i buchi, grugnendo e ansimando.
E’ buio e non so dove cavolo sia l’ostello ma, soprattutto, non posso fare il check-in prima delle otto.

Qualche ora dopo mi affaccio alla finestra e vedo il Bosforo e dall’altra parte l’Asia.
E’ proprio vero, sono ad Istanbul.

Qui sembra che tutti siano molto indaffarati, telefonano, corrono da tutte le parti carichi come muli. E poi ad un certo punto si fermano e quando lo fanno si stravaccano come se non avessero riposato mai in vita loro.

Dire che Istanbul odora di spezie sarebbe banale, oltre che una generalizzazione inesatta. Ad esempio, sul ponte di Galata, c’è odore di sarde e pesce fritto.

Il fine settimana, la ringhiera del ponte è occupata per tutta la sua lunghezza da pescatori e venditori di esche. Sono uno attaccato all’altro, una fila interminabile di pescatori. Qualcuno brucia roba di plastica per scaldarsi e il fumo si mischia con l’odore delle sarde.
Intanto c’è un tizio che invita i turisti a fare una crociera sul Bosforo e continua a gridare in un microfono “Bosforbosforbosfor” ad intervalli regolari.

C’è un gran casino, ma questa è Istanbul.

Attraverso la  piazza antistante alla moschea Yeni Cami, non lontano dal ponte di Galata, e una donna, da un baracchino, solleva un piattino e mi fa l’occhiolino. Vuole vendermi briciole di pane per dar da mangiare ai piccioni. Insiste, sorride, ammicca, mi chiama con la mano. Come se dar da mangiare ai piccioni fosse un’esperienza fondamentale qua ad Istanbul. Sorrido e passo oltre, qui tutti vogliono venderti qualcosa.

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ATENE

Istanbul dista da Atene circa 1000 km. Me li faccio in autobus. Un viaggio interminabile, parto alle 18.00 e arrivo il giorno seguente a metà mattinata.
Alla frontiera non si capacitano del fatto che abbia deciso di viaggiare in autobus, mi frugano nel bagaglio, mi chiedono che lavoro faccio.

Qualche ora dopo mi trovo in un groviglio di edifici color bianco sporco che dall’Acropoli si irraggiano a perdita d’occhio in tutte le direzioni.

Qualche giorno prima di arrivare ho letto un articolo che parlava di come ci si possa innamorare di una città. L’autore diceva di aver avuto prima Parigi come moglie, poi Barcellona come amante e, infine, di essersi innamorato di Atene, non assegnandole però un ruolo ben definito nell’organigramma dei suoi rapporti sentimentali.
Lo capisco l’autore, non fatico ad immaginare che ci si possa innamorare di questo posto.
Atene, per quel poco che ho potuto vedere, ha quel fascino crepuscolare da caduta dell’impero. Sembra una signora anziana che è stata bella, a suo modo è raffinata, anche se molto in disordine.

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BARI

Entriamo in porto che è mattina. Ho dormito alcune ore su un sedile del ponte, con la mascherina sugli occhi e il blaterare della TV nelle orecchie.
A Bari sto un’ora, giusto il tempo per sgranchirmi le gambe, vedere un uomo travestito da San Nicola e spendere un euro per comprare un panino con la mortadella.

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GALLIPOLI

Antonio viene a prendermi alla stazione di Lecce, mi porta a casa sua  a Gallipoli, mi fa fare una doccia, ma la caldaia smette di funzionare appena apro il rubinetto.
E’ mortificato, io mento, rimettendomi i vestiti del giorno precedente, gli dico che mi ci voleva una doccia fredda.

Lui deve lavorare, io mi faccio un giro per il paese e mi godo il ritorno in porto dei pescherecci.
Mentre guardo i pescatori scaricare il pesce e trattare con la gente che è arrivata di corsa per accaparrarsi il pescato migliore, mi torna in mente quel film, Mediterraneo di Salvatores.
Com’è che dicevano? Italiani e greci: una faccia una razza.

Eccomi di nuovo in Italia. Anche se, pensandoci bene, grattando via con l’unghia lo strato superficiale, alla fine ho quasi la sensazione di non essermene mai andato.

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