Francesco Rossi fotografo | Leaf

Italian Cowboys

GLI ULTIMI BUTTERI DI MAREMMA

In Maremma si racconta di quando Buffalo Bill sfidò i butteri in un rodeo.
I butteri vinsero, ma Buffalo Bill scappò con l’incasso della serata.

Oggi, qua, resiste una realtà che ancora alleva il bestiame brado come si faceva allora. I butteri cavalcano ogni mattina sui quasi 5000 ettari della Tenuta di Alberese, con l’uncino, il borsalino di feltro ed i gambali di cuoio.
Non è un circo per turisti, ma un modello di allevamento sostenibile.

Alessio, è l’alba, il borsalino di feltro in testa, la sua solita sigaretta in bocca. Si prepara a sellare il cavallo.
E’ buttero dal 2009 e suo padre lo è stato prima di lui.

Stefano, in selleria, prende la cavezza in corda per il suo cavallo.

Stefano indossa i cosciali di cinghiale prima di montare a cavallo.

Stefano e Alessio piegano i pastrani che legheranno alla sella.
Il pastrano è l’impermiabile del buttero, è prodotto in cotone di ghinea e viene impermiabilizzato bagnandolo con l’olio di lino. Il cotone di ghinea ha normalmente un colore grigio, sale e pepe, ma anni di sole e polvere danno ai pastrani dei butteri la tipica colorazione giallo-arancio.
I Pastrani usati dai butteri di Alberese sono prodotti dalla madre di Sandro, il capo buttero.

Stefano nel sole dell’alba, ha scelto Germano per il lavoro della giornata e lo conduce alla selleria per mettergli i finimenti.
I butteri scelgono ogni mattina il cavallo con cui lavoreranno, si avvicinano con una corda e gliela appoggiano sul dorso. A questo punto il cavallo li seguono senza opporre resistenza.

La “sella buttera”, come la definisce Sandro, il capo buttero, è la Scafarda. Il suo nome deriva dal materiale con cui è prodotta: la pelle di vacca conciata. Il termine richiama la perdita del pelo invernale degli animali. Quando un animale in primavera “perde il cappotto”, i butteri dicono che sta “scafando”.

Le vacche sono marchiate a fuoco per permettere ai butteri di riconoscerle a colpo d’occhio. Hanno anche altri contrassegni di riconoscimento, i bollini
alle orecchie, ma il marchio sul posteriore è indispensabile per poterle riconoscere anche da grande distanza.
In azienda, la pratica della marchiatura, o “merca”, è stata invece abolita per i cavalli dal 1997, perché i cavalli sono molto più facili da distinguere rispetto alle vacche.

Sandro, il capo buttero, si prepara ad assistere il veterinario. La fattrice Mimosa ha dato alla luce la puledra Domizia durante la notte ed i butteri le hanno trovate al mattino durante il loro giro quotidiano. Mimosa ha bisogno di essere medicata.

Mimomosa, dopo essere stata medicata, con la puledra Domizia

Stefano e Alessio sono impegnati nella pericolosa operazione di bollatura. Stefano usa l’uncino per afferrare il vitello. Alessio scende da cavallo e si appresta a bollarlo, mentre Stefano si frappone tra lui e la vacca Norma, nel tentativo di proteggerlo dalle sue cariche.

Stefano ruota l’uncino in aria per spronare le vacche.
L’uncino è il tipico bastone del buttero, viene usato come ausilio durante tutte le attività da cavallo e da terra.
Con l’aiuto dell’uncino i butteri aprono e chiudono i cancelli della tenuta restando in sella e catturano i vitellini, da cavallo, afferrando la zampa con la forcella.

Stefano gestisce la monta “a mano” dello stallone Valoroso.

Stefano impegnato nella doma di Aiace.
La monta dei butteri è una monta definita da lavoro e richiede che il cavallo possa essere condotto “in briglia”, con una sola mano. Il buttero da la direzione al cavallo semplicemente appoggiando la redine sul collo dell’animale. Questo richiede un lungo addestramento per il cavallo.