LE LUPE

#Project_LeL

Un progetto di Matteo Fontana, Francesco Rossi e Matteo Franchi

Voiceover liberamente tratto da “Donne che Corrono coi Lupi” di Clarissa Pinkola Estès

Abbiamo chiesto ad alcune donne di raccontarci perché hanno deciso di tornare alla Terra (o di restarci), in controtendenza con l’esodo dalle campagne verso le città.
Molte lo fanno per inventarsi un lavoro ed un futuro, altre per seguire le proprie passioni, altre ancora per ritrovare una connessione con la natura, per tornare ad essere padrone del loro tempo o, semplicemente, come atto di rifiuto dei modelli di vita imposti dalla contemporaneità.
Quale che sia il motivo del loro Ritorno alla Terra, tutte queste storie di donne si incrociano con
quelle dei lupi. Alcune seguono le loro tracce, altre invece sono costrette a conviverci loro malgrado.
Così, la metafora della Lupa diventa il paradigma che scegliamo di usare per legare le loro storie.
Storie di una natura che sta dentro e di una che sta fuori: la prima, la loro natura intima, che le spinge a rompere gli stereotipi; la seconda, la natura fuori, con la quale si scontrano, che è bellissima e terribile, che le invita e le scaccia, che le accarezza e le morde.

Marika

Tre generazioni di donne sul confine

Marika al pascolo con Athena, uno dei cani da guardiania che difendono il suo gregge.

“To! To! Tooo!” Il richiamo di Marika si diffonde nella piana, senza incontrare ostacoli, fino al confine tra i suoi pascoli e la macchia, che segna il limite estremo del Parco Regionale della Maremma. Da lì il bosco s’inerpica sul declivio arrotondato delle colline, su su fino alla sommità, dove s’intravedono i resti dell’abbazia di San Rabano. Poi oltre, discende sull’altro versante per sfumare nella sabbia. Dopo c’è solo il mare.

“To! To! Tooo!” Marika ripete il richiamo che le ha insegnato sua nonna, e nel farlo spalanca la bocca ed urla, lasciando intravedere il luccichio d’un piercing ed i suoi 24 anni.

Lei, sua nonna Marisa e la madre Gitana vivono e lavorano qui, nell’azienda di famiglia che sorge sulla frontiera che divide una natura inviolata da tutto il resto. Come tutte le frontiere anche qui s’incontrano due mondi e si contaminano: di giorno i turisti visitano il piccolo caseificio di famiglia e la notte i lupi escono dal bosco per lambire il ricovero notturno del gregge, dove trovano Ares, Athena e Kronos a fare la guardia.

“Sono qui perché ho un legame profondo con la mia famiglia. Lo so, mi sono messa un bel peso sulle spalle, ma questo è ciò che voglio fare. 
Quando mio nonno è venuto a mancare ho interrotto gli studi per aiutare qui in azienda.
No, non mi vedo altrove.
Al pascolo sono sola, posso dedicarmi ai miei pensieri e nonostante la fatica sono libera e in pace. Non conosco turni di lavoro e non ho un capo. Qui rispettiamo solo i cicli della terra.”

Marika s’interrompe per ripetere il suo richiamo, e stavolta il gregge, lentamente, si avvia verso di lei.

“Il lupo? Per noi che viviamo del nostro latte è un problema, ma ci difendiamo come possiamo. Secondo la legge.
Con sacrificio abbiamo cambiato il nostro modo di fare allevamento e la notte non dormiamo più molto tranquilli.
Non si può fare altro, qui sappiamo che un lupo è un lupo.”

To! To! Tooo! Marika urla il richiamo che le ha insegnato sua nonna per radunare il gregge

Marika a lavoro con la nonna Marisa

Ares, uno dei cani da guardiania di Marika, non si separa dal gregge neanche durante la mungitura

Gitana, la mamma di Marika, a lavoro nel piccolo caseificio di famiglia

Luisa

Una donna tra lupi e pastori

Marika al pascolo con Athena, uno dei cani da guardiania che difendono il suo gregge.

“A ventiquattro anni faccio le valige, salto in macchina e dalla provincia di Varese comincio a fare la spola tra la Toscana e le Marche, per scrivere la mia tesi sull’ululato del lupo. Da quel giorno in poi sarò per sempre una zingara.”

Con l’accento lombardo, diluito dai chilometri percorsi, Luisa racconta i suoi cambiamenti di pelle, il suo “salto della barricata” quando da ricercatrice “lupaia”, come la chiamavano scherzosamente i pastori, inizia a lavorare alla mediazione dell’inevitabile conflitto tra questi ultimi ed il lupo.

“E’ molto difficile farsi accettare in questo contesto, in primo luogo per i pregiudizi legati agli stereotipi di genere, ma anche perché, in un ambiente dove la tradizione riveste un ruolo importante, chi propone un cambiamento viene spesso osservato con sospetto.”

Oggi Luisa è l’anima tecnica di DifesAttiva, un’associazione di allevatori con base in Maremma, che ha gli obiettivi di aiutare le aziende a valorizzare i loro prodotti e limitare i danni da predazione, diffondendo la cultura della prevenzione anche attraverso l’introduzione dei cani da guardiania nelle greggi.
La sua però è una posizione scomoda, tra lupi e pastori, al centro di un dibattito pubblico sul tema che è estremamente polarizzato e strumentalizzato da alcune frange della politica locale e dai settori più estremisti del mondo animalista.

Luisa aiuta Francesca, allevatrice e presidentessa di DifesAttiva, nelle operazioni di mungitura

Vergato, Emilia Romagna. Luisa compila i moduli per l’affidamento di un cucciolo di cane da guardiania ad un nuovo allevamento

Luisa si occupa anche di distribuire i cani da guardiania alle aziende che aderiscono a DifesAttiva e di seguire le delicate fasi dell’inserimento nel gregge

Luisa con uno degli allevatori che hanno aderito a DifesAttiva

Paola

Sulle tracce dei lupi

“Il lupo è un animale fantasma, probabilmente mi è stato dietro e mi ha osservata per decine e centinaia di giorni, ma io l’ho visto solo poche volte.
I rari momenti in cui riesco a vederlo sono il coronamento degli sforzi fatti sul campo: mesi interi di ricerca, seguendo le sue tracce, da sola, nel caldo d’estate o sulla neve d’inverno, alzandomi all’alba e stando fuori fino al tramonto.
E quando lo vedo sono sempre stupita ed agitata, perché non so dopo quanti secondi sparirà nel nulla. Mi succede di trovarmelo davanti così, all’improvviso, senza realmente capire cosa stia accadendo. Ed ogni volta non so se tentare di filmarlo col mio telefono o restare lì, guardandolo semplicemente negli occhi.
Gustandomi il momento.”

Paola fa una pausa. Di fronte a lei il “suo ufficio”, una vallata tra le Alpi Apuane che ribolle di foschia.
Il suo sguardo scivola lento sul bosco scuro sotto di lei, risalendo poi il crinale fino alla vetta calva e bianca straziata da una cava di marmo.

“Ad un anno mia mamma mi ha tolto il ciuccio. Ha detto che era stato il lupo a portarlo via.“

Distoglie gli occhi dal paesaggio, si volta ed il suo viso abbronzato s’accende in un sorriso.

“Questo probabilmente è stato il trauma infantile mai superato che mi ha spinta a diventare biologa.”

Paola posiziona una fototrappola nei boschi del parco delle Apuane

Il wolf howling, o tecnica dell’ululato indotto, consente di rilevare la presenza di lupi attraverso l’emissione di ululati registrati

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